Il tema delle relazioni ci riguarda tutti. Le parole della relazione ci interessano intimamente e coinvolgono l’unità della persona, la sua totalità eppure, talvolta, vengono meno gli strumenti per entrarvi dentro, si creano spesso fratture tra noi e gli altri, tra le parole che rivolgiamo a noi stessi e quelle che scegliamo per comunicare con gli altri, facciamo sempre più fatica a tenere insieme interno ed esterno, a far coincidere tutte le dimensioni costitutive che ci
appartengono.

Dunque, la festa dell’accoglienza di quest’anno, organizzata dal Settore Giovani, ha segnato l’inizio di un cammino annuale che mette al centro il tema delle relazioni, del corpo e dell’affettività per offrire la possibilità di camminare insieme, di metterci in ricerca, per considerare le parole come contenitori preziosi all’interno dei quali possiamo deporre questioni importanti e capire di noi, della nostra storia, di come siamo fatti e dell’alfabeto dell’amore che è stato da noi accolto, vissuto, rifiutato.

Corpo a corpo. Questione di testa è il titolo dato alla giornata, dal quale emerge forte il senso duplice dell’espressione “corpo a corpo”: luogo di contatto, stretto, in cui sono implicate necessariamente le persone o, altrimenti, momento di scontro che si genera da un conflitto tra chi non la pensa allo stesso modo e non riesce a trovare un punto d’accordo.
È veramente importante che adolescenti e giovani si confrontino su temi di stringente attualità; come equipe ci siamo interrogati sulla esigenza di parlarne anche a seguito del femminicidio che ha coinvolto la giovanissima Sara Campanella, studentessa dell’Università degli Studi di Messina.
In Azione Cattolica la vita del singolo non è mai sconnessa da quella delle comunità e dei gruppi di appartenenza, così come la nostra vita personale non è avulsa dal nostro essere responsabili e associati; in questo filo di pensiero si inserisce l’idea di inaugurare il nostro anno associativo con un incontro centrato su quanto conti la testa nelle nostre dinamiche relazionali. Prendere in considerazione la testa significa valutare le parole e il linguaggio: quali sono i termini che usiamo per definire le nostre relazioni? Che peso gli diamo e come li decliniamo nel nostro vissuto?
Nonostante la complessità dell’argomento, si è mantenuta quell’atmosfera di festa che contraddistingue questo appuntamento diocesano. Dopo la prima parte della mattina in cui si sono svolte alcune attività di conoscenza e di introduzione al tema, la partecipazione alla Messa ha costituito il cuore dell’appuntamento, dandoci l’opportunità di condividere con tutta la comunità di S.Elena l’Eucaristia durante la prima domenica di Avvento, tempo di un’attesa
fervida dove la relazione si fa veramente carne.

Il pomeriggio è continuato nello scambio e confronto in gruppo, favorito dall’attuazione di un gioco di ruolo: mettere in pratica una dinamica relazionale tra amici che hanno caratteri, opinioni e atteggiamenti diversi. Nella “finzione” della scena sono emerse tante difficoltà tipiche dei rapporti interpersonali, che ci raccontano la varietà dei legami e, soprattutto, di quanto noi, come individui complessi, facciamo la differenza nella gestione delle nostre emozioni.

Il linguaggio della corporeità è più profondo di quello che si vede, più sottile e profondo rispetto a ciò che si può osservare; è un linguaggio che tiene insieme tutto di noi, che coincide esattamente con ciò che siamo. In questo nostro tempo caratterizzato dal trionfo del digitale, sentiamo profondamente il bisogno di ritrovare questo nostro corpo in ciò
che è e in ciò che è capace di dirci perché davvero sia nodo di relazioni, quelle autentiche nelle quali si compiono le nostre parole e la Parola che è principio e realizzazione di ogni pienezza a cui aspiriamo.




